Vanity Fair parla di Uoman

Il brand di abbigliamento mette al centro l’universo femminile lasciando che a guidare gli acquisti non siano taglie e numeri, ma stile e istinto. Qualunque siano la silhouette e la personalità Dimenticate taglie e numeri. Chi entra in una boutique Uoman, i capi li sceglie in base all’istinto, allo stile e a quello che quel determinato abito o accessorio riesce a raccontare.

Al grido di «No size but fits right», il brand di abbigliamento fondato dalla famiglia Gangarossa con Barbara Tirotti, Creative Director e fondatore del marchio insieme alla Famiglia, si allontana da stereotipi definiti da misure standard e lascia che a guidare l’acquisto sia il nome Uoman, dove ogni lettera corrisponde a un nome di donna e a un fit differente: Ulla, Olga, Margò, Altea, Nora. Cinque stili diversi, che parlano a donne differenti per silhouette e carattere, e che danno vita a una shopping experience unica, celebrazione di un’idea di inclusività femminile.

A completamento del progetto, per ogni acquisto effettuato, una quota viene devoluta alla FONDAZIONE UOMAN, istituita per creare una serie di appuntamenti con professionisti ai quali le clienti del brand potranno partecipare, per approfondire alcuni argomenti, seguire delle passioni o iniziare a valutare una possibile attività lavorativa. I corsi seguiranno i 5 sensi, così come da 5 lettere è composta la parola «uoman».

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